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Quel giorno pioveva che Dio la mandava. Presi il treno delle sette e trenta per Verona. Era uno di quei treni a due piani. Salii al piano superiore. Una folla di venditori ambulanti africani riempiva l’intero vagone. Non appena partimmo successe la cosa più strana a cui potessi assistere. Un piccolo predicatore con un vangelo in mano si alzò e iniziò un lungo monologo in un inglese semplificato, dalle forti influenze africane. Osservai gli sguardi di ammirazione e di profondo rispetto che i suoi giovani adepti gli rivolgevano. C’era un fervore tale nelle parole e nei gesti del piccolo e fradicio predicatore che sembrava potesse ipnotizzare tutti gli uditori, me compreso.
Non riuscivo a distogliere lo sguardo da quell’ uomo scuro che si agitava nervoso e invasato predicando e interpretando passi di un vangelo ormai consumato, usurato e dalle pagine strappate. Era completamente fradicio. Indossava un lungo vestito azzurro, sandali di cuoio e svariate collane in legno. Mi apparve come una sorta di sciamano cristiano dagli occhi ipnotici e dalla lunga barba nera.
Il treno viaggiava silenzioso e il vagone risuonava delle parole forti e calde di quell’ improvvisato profeta nero in viaggio attraverso la pianura Padana battuta da una pioggia torrenziale.
Un ragazzo mi fissava con aria interrogativa. Ero l’unico bianco e la mia non era una presenza consueta. Stavo andando ad un colloquio di lavoro e non mi aspettavo certo di assistere ad una messa itinerante. Di fianco a lui un altro venditore ambulante, non avrà avuto più di 17 anni, sgranava un rosario e pregava a bassa voce dondolandosi sul sedile.
Chiusi per un attimo gli occhi e iniziai a divagare. Erano anni che non assistevo ad alcuna funzione religiosa mentre tutti quei giovani, probabilmente, si riunivano ogni mattina su quel treno locale a due piani, si sostenevano reciprocamente, pregavano, cantavano, parlavano.
Il treno rallentò. Aprii gli occhi. Ero arrivato a Verona. La messa fu interrotta. Decine di ragazzi africani si avviarono verso le porte automatiche portando con sé enormi borse cariche di povere mercanzie.
Ed io con loro.
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